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Studio di fattibilità e impatto clinico della re-biopsia in pazienti con NSCLC in stadio avanzato in un setting di pratica clinica

Con l’avvento di nuove opzioni terapeutiche per i pazienti con NSCLC, diventano necessarie re-biopsie più frequenti e, ove possibile, con una quantità maggiore di campione. Le re-biopsie sono particolarmente richieste per i pazienti in progressione di malattia durante una target therapy, ma anche per i pazienti che alla diagnosi non riescono ad ottenere una caratterizzazione molecolare completa a causa della scarsa quantità del materiale biologico.

Uno studio prospettico e multicentrico ha valutato il tasso di re-biopsie riuscite con successo (obiettivo primario) e ha definito la sicurezza della procedura e il suo impatto clinico (obiettivo secondario). Lo studio ha incluso 100 pazienti >18 anni con NSCLC (carcinoma polmonare non a piccole cellule) in stadio avanzato, in progressione RECIST dopo trattamento di prima linea con target therapy o chemioterapia e indicazione clinica di re-biopsia.

Nel 18% dei casi non è stato possibile effettuare la re-biopsia, principalmente a causa del concomitante trattamento anticoagulante, considerato controindicato dal clinico. Di 82 pazienti sottoposti a re-biopsia, è stata eseguita analisi istologica sul campione estratto nel 94% dei casi. Fra i metodi utilizzati per effettuare la re-biopsia, la procedura principale è stata l’endoscopia polmonare (52%), tramite broncoscopia E-BUS, effettuata su 43 pazienti.

L'80% dei pazienti con mutazione di EGFR è stato sottoposto a re-biopsia. I pochi studi di fattibilità delle re-biopsie condotti, a causa dell’impiego di metodi differenti e dell’arruolamento di diverse popolazioni di pazienti, hanno evidenziato alcune difficoltà nel ripetere le biopsie dal punto di vista della gestione terapeutica dei pazienti con NSCLC in stadio avanzato.

Tuttavia, i progressi svolti nel processare campioni di piccole dimensioni e la crescente collaborazione tra oncologi, patologi, pneumologi e radiologi interventisti dovrebbero rendere la re-biopsia sempre più comune nella pratica clinica. Questo aspetto interesserebbe in modo particolare i pazienti EGFR-mutati in progressione dopo trattamento con farmaci EGFR-TKI (inibitori della tirosin-chinasi), con l’obiettivo di identificare il meccanismo di resistenza, ma anche i pazienti senza profilo molecolare o con profilo molecolare incompleto, in seguito a biopsia iniziale.

In conclusione, lo studio condotto in un setting di pratica clinica ha dimostrato che la re-biopsia nei pazienti con NSCLC dopo trattamento di prima linea è una procedura fattibile, accettabile e utile per definire la terapia in più di 1/3 dei casi. Saranno necessarie linee guida per definire le indicazioni, i siti di campionamento, le procedure ottimali e gli aspetti di costo-efficacia della re-biopsia nel NSCLC.

BIBLIOGRAFIA:

Chouaid C et al. Feasibility and clinical impact of re-biopsy in advanced non small-cell lung cancer: a prospective multicenter study in a real-world setting (GFPC study 12-01). Lung Cancer. 2014;86(2):170-3. doi: 10.1016/j.lungcan.2014.08.016

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